La chiesa cattolica argentina

Una larga maggioranza appartenente alle gerarchie della chiesa cattolica non si macchiò le mani con il sangue, ma contribuì alla repressione appoggiando apertamente la Santa Missione che i militari stavano intraprendendo per restituire al paese l' ordine e quei valori cristiani di cui aveva bisogno. A costoro dobbiamo però aggiungere dei vescovi che si distinsero per la loro ferma difesa per i diritti umani come Jaime de Nevares, Miguel Hesayne e Jorge Novak e tutti quei religiosi che furono barbaramente uccisi.

Eminenza mi aiuti....

Alle porte dei cardinali, dei vescovi e dei monsignori bussavano le madri e i familiari dei desaparecidos alla disperata ricerca dei loro congiunti convinti che la loro influenza presso i cattolicissimi militari potesse  in qualche modo aiutarli.
Il calvario delle madri e dei familiari iniziava solitamente in un commissariato di polizia, proseguiva presentando un istanza di habeas corpus presso un tribunale e terminava nei corridoi degli arcivescovati dove gli illustri prelati, esortando alla preghiera e alla fede, contribuivano a mantenere l'ordine sociale alimentando una vana speranza.

Una nuova inquisizione

Se gli alti vertici ecclesiastici non entravano nelle sale di tortura non mancarono i sacerdoti ,come i cappellani militari, che parteciparono attivamente alla repressione nell' ottica di quel Processo di Recupero che doveva portare alla salvezza anche spirituale del sovversivo. Nel Nunca Mas ne vengono identificati ben 15 oltre a volontari laici appartenenti ad una associazione integralista cattolica denominata Crociati della Fede.


ADOLFO TORTOLO: il presidente della Conferenza Episcopale

Adolfo Tortolo Subito dopo il golpe, l' arcivescovo Adolfo Tortolo, presidente della Conferenza Episcopale Argentina e vicario delle Forze Armate, richiamò pubblicamente i componenti della chiesa cattolica argentina a cooperare con i militari nel processo di riorganizzazione nazionale . Durante un assemblea della Conferenza Episcopale difese l' uso della tortura con argomentazioni teologiche medievali. Tortolo muore nel 1998.
Da parte sua il vescovo  provicario delle Forze Armate monsignor Bonamín , nel settembre del 1975 definiva i militari come purificati nel Giordano con il  sangue versato e pregava in questo modo: " Signore Dio degli eserciti, nelle cui mani sta il destino del nostro popolo fa discendere la tua benedizione sui nuovi generali come soldati del vangelo disposti a sacrificarsi dando la vita per i loro fratelli come fece Gesù Cristo. Le loro armi sono simbolo di difesa e di giustizia, il cui frutto è la pace...Bonamìn muore nel 1991.


Nel 1997 la Chiesa Argentina produce la tanta attesa autocritica ammettendo la complicità di alcuni suoi esponenti con la giunta militare.

 

Il nunzio apostolico PIO LAGHI

Pio Laghi originario di Faenza e nunzio apostolico in Argentina durante la dittatura militare benedì nel 1976 i militari freschi di golpe riconoscendoli difensori di quei "valori cristiani minacciati dall'aggressione di una ideologia rifiutata dal popolo".
Era solito giocare a tennis con l'ammiraglio Massera, massone della loggia di Licio Gelli, feroce torturatore e responsabile del campo di concentramento della ESMA da dove partivano gli aerei carichi di prigionieri che venivano buttati nudi in mezzo all'oceano. I suoi stretti legami con Massera, tra l' altro battezzò uno dei suoi figli e ne sposò un altro, lo rendono complice di uno dei peggiori criminali del ventesimo secolo.
Laghi è responsabile di non avere denunciato e fermato i crimini e di aver creduto nella dittatura come modello politico come testimoniano numerosi suoi discorsi.
Alle accuse Laghi si è difeso sostenendo una posizione contraddittoria: prima ha detto di avere fatto "tutto il possibile per salvare vite umane" sottraendole dai campi di concentramento del regime, poi, ad un quotidiano di Buenos Aires, ha dichiarato di "non sapere cosa stesse accadendo" nel paese in quell'epoca. I fatti dimostrano però che l'ex Nunzio Apostolico fosse bene al corrente di quanto accadeva ai desaparecidos. Altrimenti non avrebbe potuto interferire, come ha fatto, per salvare alcuni figli di amici. Attualmente è il prefetto Vaticano della Congregazione per l'Educazione Cattolica ed è in corsa per il papato, appoggiato dalla congregazione di Madre Teresa di Calcutta e dalla Conferenza Episcopale italiana.


Antonio José Plaza

Arcivescovo della citta' di La Plata fu un attivo collaboratore delle forze di repressione e utilizzò la sua posizione all' interno della Chiesa per fare arrestare decine di persone,Plaza compreso un suo nipote: José María Plaza.
Fu nominato nel 1976 Cappellano Maggiore della Polizia della Provincia di Buenos Aires mentre era capo di questa istituzione il colonnello Ramón Camps uno dei più sadici repressori.
Insieme a Camps fu visto in numerosi centri di detenzione e tortura.
Monseñor Antonio José Plaza è uno dei 15 sacerdoti denunciati come repressori dalla CONADEP. Morì nel 1987.

Norimberga

Nel 1983 rilascia al quotidiano 'La voz' un intervista dove, tra l' altro, afferma:" Il giudizio di condanna del governo militare è una rivincita dei sovversivi. Si sta facendo una Norimberga al contrario nel quale i criminali stanno giudicando quelli che sconfissero il terrorismo".