Centri di Detenzione Clandestina

I Centri di Detenzione Clandestina, in numero approssimato di circa 340, si estendevano su tutta la superficie del territorio argentino e sono stati il presupposto fisico indispensabile per la desapariciòn delle persone.
Di qui passarono migliaia di uomini e donne illegittimamente privati della loro libertà, in permanenze che molte volte si estendevano per anni prima di essere definitivamente soppressi.
In questi luoghi i prigionieri vivevano la loro desapariciòn. Qui stavano quando i familiari presentavano le istanze di habeas corpus alle autorità giudiziarie; qui trascorrevano i loro giorni alla totale mercè di depravati addetti alla tortura e allo sterminio.

Questi Centri furono clandestini solo per l' opinione pubblica e per i familiari in quanto le autorità militari, grazie anche al completo controllo sui mezzi di informazione, negavano sistematicamente qualunque informazione sul destino dei desaparecidos sia agli organi giudiziari argentini sia alle organizzazioni nazionali e internazionali dei diritti umani.
Ma va da se che la loro esistenza e il loro funzionamento furono possibili solo grazie alle ingenti risorse finanziarie e umane impiegate e che quindi dal più alto ufficiale fino all' ultimo poliziotto che operava in questi centri contribuisse a questo sinistro disegno di occultamento della verità.

Tutti i desaparecidos passati per i Centri di Detenzione Clandestina erano meticolosamente registrati in appositi dossiers che poi venivano microfilmati.
 Benchè la storia ufficiale racconti di come i militari abbiano fatto sparire tutta la documentazione relativa ai detenuti nei Centri, c'è chi sospetta che i microfilms siano al sicuro in qualche cassetta di sicurezza di una banca svizzera.

I Centri ...in pieno centro

Queste strutture erano principalmente distaccamenti e commissariati di polizia, strutture militari come scuole, accademie e caserme e, da un punto di vista amministrativo, sotto la diretta giurisdizione militare responsabile per quella determinata area.
Non si darà in questa sede la descrizione logistica dei Centri di Detenzione Clandestina in quanto di scarso interesse per chi non conosce l' Argentina.
Ma preme sottolineare come questi centri fossero, nella maggior parte dei casi, nel bel mezzo di grandi insediamenti urbani.
Il Pozo de Banfield, il Pozo de Quilmes, Brigada de Investigaciones de La Plata, Arana, Atletico, Banco, Olimpo,il Vesubio sono alcuni dei Centri situati nella città e nella provincia di Buenos Aires.
Uno tra tutti, situato in pieno centro di Buenos Aires, è rimasto famoso per gli orrori e l' elevato numero di prigionieri di qui passati. Si tratta dell' ESMA (Scuola Superiore di Meccanica della Armata) che recentemente il presidente argentino Nestor Kirchner ha consacrato a museo della memoria.

LE TORTURE

La funzione principale dei Centri di Detenzione Clandestina era quella di tenere prigionieri dei terroristi ai fini di estorcere loro delle informazioni. E così ogni centro di detenzione era dotato di una o più sale di tortura attrezzate con un tavolo o un letto di ferro, un barile pieno di acqua, fili elettrici ed elettrodi in grado di generare corrente a due intensità: 125 e 220 volts. La prima provoca contrazioni muscolari e scosse in tutto il corpo, la seconda causa violente scosse, lacerazioni nella carne e vomito. I prigionieri venivano condotti nelle sale di tortura, fatti spogliare e legati sui tavoli o sulle reti di ferro e torturati con la picana , così si chiama questo metodo di tortura, da perversi incappucciati che li insultavano spronandoli a confessare con scariche elettriche periodiche. Spesso un medico assisteva alle sessioni per evitare che il torturato morisse prima di aver parlato: sono comunque molti coloro che morirono sotto tortura.

Solitamente il sequestrato appena entrato in un centro veniva portato alle sale di tortura dove una prima squadra di torturatori si premurava di scoprire se si potesse ricavare qualche utile informazione.  In caso affermativo il detenuto veniva lasciato ad una squadra di torturatori più alti in grado che registravano le informazioni.
Questo pazzesco meccanismo spiega come mai siano passate per i Centri di Detenzione più di 30.000 persone molte delle quali semplici amici o conoscenti i cui nomi e indirizzi venivano sciorinati dai sequestrati sotto tortura sperando in tal modo di porre fino a quell' inferno.

Altri Metodi

Altri metodi di tortura erano il submarino (sottomarino) costituito da un secchio pieno di escrementi nel quale si immergeva la testa del detenuto, frustate anche con catene, acqua e sale rovesciate sulle ferite dei detenuti, immersioni nell' acqua bollente e botte e calci in quantità.
Non mancavano i maniaci sessuali, che abusavano di donne come di uomini, e gli antisemiti.

E' da notare che i torturatori erano piuttosto esperti e particolarmente bene addestrati se sapevano ogni quanto dare una scarica elettrica e i punti del corpo dove applicare gli elettrodi (ascelle, genitali e gengive) o il tempo di sopportazione nell' acqua bollente. Sembrerebbe alquanto improbabile che, come hanno più volte  ripetuto a loro difesa durante i processi i membri incriminati delle forze armate e della polizia, si sia trattato di pochi eccessi provocati da qualche sadico.

I Centri di Detenzione Clandestina sono stati in parte demoliti nel 1979 dalle Forze Armate prima della visita della Commissione Interamericana Dei Diritti Umani. Altri che esistono ancora oggi, come Commissariati di Polizia o caserme, hanno subito delle profonde modifiche strutturali tali da non lasciare traccia dell' orrore che li ha visti protagonisti.

In ultimo bisogna ricordare i collaboratori e cioè quei detenuti che passarono per il cosiddetto Processo di Riabilitazione e che svolgevano mansioni all' interno dei centri di detenzione che andavano dalla semplice manutenzione fino alla complicità con le azioni di sequestro e detenzione.