Il Sequestro

I gruppi operativi, conosciuti come patotas, erano i commandos  addetti al sequestro.
Le "patotas" erano costituite da membri dei vari corpi dell'esercito, che solitamente prendevano il comando delle operazioni, e da componenti scelti tra le forze dell' ordine. All' inizio la patota arrivava a tarda notte a bordo di un mezzo rubato, solitamente un Ford Falcon verde, mascherati e armati ed entravano nelle abitazioni urlando e sparando. Con il passare del tempo e quando il terrore si era già impadronito della società civile, arrivavano anche in pieno giorno con operazioni sui luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università o nei bar.
Quando trovavano dei bambini li portavano via e, se molto piccoli, venivano regalati o venduti a famiglie di militari o poliziotti che non potevano avere figli. In pochissimi casi la patota lasciava i figli ai vicini o davanti ai portoni degli orfanotrofi e degli ospedali.

Se non trovavano la vittima in casa al momento dell' irruzione, restavano ad attenderla prendendo come ostaggi i familiari e tutti quelli che entravano nell' abitazione.

Organizzazione

I membri delle patotas si muovevano per tutto il paese  sotto falso nome, con documenti contraffatti e con auto rubate. Godevano dell' incondizionata protezione del governo militare e venivano utilizzati, oltre che per il sequestro dei sovversivi, anche per operazioni di indubbia illegalità.
Destò un certo clamore il fatto che un gruppo di managers di una grossa banca, il Banco di Hurlingham, siano stati sequestrati da una patota, torturati in un Centro Clandestino di Detenzione per quattro mesi e qui costretti a vendere la banca (ovviamente ad un prezzo bassissimo) ad un grande gruppo industriale argentino. La cosa curiosa è che si trattava comunque di managers strettamente relazionati con i militari e che avevano appoggiato il golpe.

Dopo il sequestro entravano in gioco i gruppi addetti al saccheggio che portavano via dalle abitazioni mobili e mercanzie varie che costituivano il bottino di guerra e che veniva diviso tra gli stessi membri della patota o con i diretti superiori.



All' interno del Centro di Detenzione Clandestina ESMA c'era addirittura una stanza, detta stiva, dove venivano ammucchiati e catalogati tutti i beni dei sequestrati. Gli stessi veicoli utilizzati per il sequestro venivano poi venduti, una volta falsificati i documenti, ad appartenenti all' esercito o alle forze dell' ordine.

Il sequestrato veniva bendato, generalmente con pezzi dei propri indumenti, e sbattuto nel baule o sul fondo del sedile posteriore dell' automezzo.
Con l'ingresso del sequestrato nei Centri Clandestini di Detenzione terminava il primo anello della catena del terrore che avrebbe portato il sequestrato all' annullamento della sua identità e alla desapariciòn.