Eliminazione

Si calcola che più di 30.000 persone siano state eliminate durante la guerra sporca al terrorismo. Il criterio con il quale circa un migliaio di prigionieri dei Centri di Detenzione Clandestina furono liberati, passando dalla detenzione illegale a quella legale attraverso il processo di recupero, non ha ancora trovato una spiegazione unanime.
E' ipotizzabile che almeno una parte di loro sia stata liberata grazie ai familiari che erano riusciti ad ottenere l'intercessione di qualche influente membro delle forze armate o di qualcuno appartenente a strati della società a loro vicini, che potevano essere alti prelati o industriali.

Ci sono testimonianze di pagamenti di riscatto grazie al quale il detenuto riusciva a passare dalla detenzione illegale a quella legale e poi liberato. Non sempre però il pagamento di un riscatto portava alla liberazione del sequestrato e sono particolarmente penosi i racconti dei familiari che si affannarono per raccogliere il denaro necessario al pagamento degli esosi riscatti che finiva nelle tasche dei corrotti repressori.

Nel sinistro disegno della repressione organizzata l' eliminazione dei detenuti si esplicava attraverso agghiaccianti modalità.

Nel gergo dei detenuti dei Centri di Detenzione Clandestina  il termine traslado (trasferimento) era sinonimo di morte.
Quando venivano chiamati per il traslado, i detenuti venivano spogliati e i loro abiti successivamente inceneriti. A volte gli si iniettava un sonnifero per addormentarli.

Ma non tutti i cadaveri subirono la sorte di essere restituiti ai familiari anche se accompagnati da una menzogna come quella della morte durante gli scontri a fuoco.
Per la maggior parte di loro non è rimasta traccia  tanto da essere inclusi nelle liste di quelli che oggi sono tristemente noti in tutto il mondo come i desaparecidos.

"Trattamento Speciale"

Nel rapporto della Commissione Nazionale Persone desaparecidas, il Nunca Mas,  si narra del trattamento speciale che ricevevano coloro i quali saranno fatti apparire come morti negli scontri con le forze dell' ordine.
Questi detenuti, qualche giorno prima di essere fucilati, ricevevano delle buone razioni di cibo e venivano obbligati a lavarsi e a radersi. Sarebbe infatti stato difficile spiegare all' opinione pubblica come mai i cadaveri dei sovversivi caduti durante un combattimento con le forze dell' ordine fossero magri, torturati e sporchi.
Questo costituiva una crudeltà senza eguali, giacchè quando il detenuto si vedeva trattato meglio sorgeva in lui la speranza di essere presto liberato quando invece il suo reale destino era la morte.

 

LA DESAPARICION

La desapariciòn ovvero l'eliminazione anche del corpo fisico è indispensabile alla strategia repressiva non solo per cancellare i segni delle tortura e della detenzione che questi corpi si porterebbero dietro se fossero rilasciati, ma anche per lasciare ai familiari la speranza che i loro cari sarebbero tornati in libertà, assicurandosi così il silenzio dei familiari per un certo periodo di tempo. Più precisamente si creò un ambiguità che obbligava all' isolamento i familiari che in questo modo non facevano niente per inimicarsi il governo, terrorizzati alla sola idea che la loro condotta potesse determinare un verdetto di morte per il loro congiunto desaparecido.

Un delle tecniche di soppressione più usate, sopratutto nei primi periodi, consisteva in una puntura di veleno direttamente nel cuore. Si passò poi alle fucilazioni in massa dove i detenuti a bordo di un camioncino venivano portati al Pozo, al bordo cioè di una profonda fossa, e qui  fucilati e  gettati dentro. 

Fosse comuni furono trovate nei cimiteri di tutto il paese piene di detenuti fucilati, spesso irriconoscibili, e registrati negli atti dei cimiteri come N.N.
Un altra tecnica di eliminazione era l' incenerimento che veniva compiuto cospargendo il cadavere con benzina oppure utilizzando i forni crematori dei cimiteri.
Successivamente quando la macchina repressiva cominciò a funzionare a pieno ritmo l' utilizzo delle fucilazioni e delle fosse comuni risultò insufficiente 


IL VOLO

 Nel 1996 esce sul settimanale Time un intervista al capitano Scilingo, militare in pensione,Scilingo che all' epoca della dittatura era in forza presso la Marina Militare.
Sopraffatto dai terribili sensi di colpa il capitano racconta al giornalista Horacio Verbitsky degli aerei che, tra il 1976 e il 1978, partivano carichi di prigionieri dall' aeroporto di Buenos Aires  per rovesciare il loro carico nel mezzo dell' Oceano Atlantico.
L' intervista è ricca di particolari agghiaccianti come il fatto che all' inizio i prigionieri venivano buttati vivi nell' oceano ma poi, visto l' affioramento dei cadaveri sulle esclusive spiagge dell' Uruguay, li si addormentava previamente con una iniezione.
Nell' intervista Scilingo si autodenuncia e racconta di aver pilotato alcuni di questi aerei, ma c'è chi lo accusa di non dire tutta la verità e di aver volutamente raccontato questi fatti per nasconderne altri.
Alla confessione di Scilingo seguirono quella di altri militari,  tra cui quella del sergente Victor Ibañez.
Dopo l'intervista il giudice Baltazar Garzòn convoca Scilingo in Spagna per una deposizione. Con sua grande sorpresa, dopo la deposizione, viene tradotto in carcere con l'accusa di omicidio.
Il processo verrà celebrato nel 2005 e Scilingo verrà condannato a 640 anni: 30 anni per ognuno dei 21 detenuti che lanciò in mare durante i voli della morte più cinque anni per un caso di tortura e altri cinque per una detenzione illegale.