La strategia del Terrore
Per capire fino a che punto la repressione
intendeva spingersi basta soffermarsi sulle parole del Generale
Videla:
"un terrorista non è solo colui che tira una bomba o possiede una pistola: ma anche colui che diffonde idee contrarie alla civiltà cristiana occidentale." | ||
| Un' ampia gamma di persone rientravano nella definizione di terrorista espressa a chiare parole attraverso deliri semantici come colui che è: marxista- lenista, nemico della patria, materialista e ateo. In totale circa 30.000 persone furono sequestrate e molte di loro giustiziate. Sono 1.500.000 coloro che scelsero l' esilio per sfuggire alla cattura. | ||
| Furono catturati e torturati tanto membri di bande armate, come i loro familiari, amici o compagni di lavoro, militanti di partiti politici, sacerdoti e laici che operavano nei quartieri miserabili, membri di organizzazioni studentesche, sindacalisti e un numero, in verità piuttosto elevato, di persone senza nessuna relazione con attività sindacali o politiche. | |
Gli ideologi e i fautori dell' operazione si erano formati nelle
Scuole Militari statunitensi
di Fort Gulick a Panama
con fior di insegnanti appartenenti alla CIA.
L' organizzazione prevedeva due forme di repressione: una legale e l' altra illegale. Repressione legale La parte legale era costituita da processi con giudici compiacenti e carceri in cui i detenuti politici potevano, al pari degli altri detenuti comuni, avere periodicamente colloqui con i familiari. La parte legale era di supporto ai militari per mostrare all' opinione pubblica che i detenuti politici venivano trattati come delinquenti comuni e serviva per coprire una perfetta macchina di sterminio che iniziava dal sequestro operato dalle patotas, passava per i Centri Clandestini di Detenzione, veri e propri centri di terrore, e finiva con la morte e l' occultamento del cadavere.... e Repressione illegale Entrare nei Centri Clandestini di Detenzione significava non solo sparire e cioè perdere ogni contatto con il proprio intorno familiare e lavorativo che ti circondava fino al giorno prima, ma anche smettere di esistere e cioè annullare il detenuto come individuo pur lasciandolo in vita.
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Le condizione di detenzione erano terribili. Per poter andare in bagno dovevano chiedere il permesso alla guardia di turno che li conduceva, sempre incappucciati, in trenino guidando i loro passi. A volte, per aumentare l'umiliazione, il bisogno veniva negato e i prigionieri espletavano le loro funzioni fisiologiche in un secchio. Ci sono testimonianze di prigionieri costretti a dormire sul pavimento coperto di orina o ammucchiati su pochi materassi sporchi di sudore, sangue e vomito. | |
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La tortura psicologica
All' umiliazione si accompagnava il terrore anch' esso studiato e attuato con
lucidità e freddezza.
Il traslado Nei periodi di maggior afflusso di detenuti c'era un giorno settimanale, solitamente il mercoledì, dedicato al traslado (trasferimento ) nel quale venivano portati a morire un buon numero di prigionieri. Per puro divertimento dei carcerieri, in questi giorni i sequestrati venivano allineati lungo un muro per inscenare una falsa fucilazione con tanto di spari in aria e risate beffarde. | ||
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IL TERRORE NELLA SOCIETA' CIVILE La strategia del terrore non riguardava però solo i detenuti-desaparecidos dei Centri di Detenzione ma anche la popolazione civile. A contribuire ci pensavano le operazioni di sequestro e saccheggio da parte delle patotas, e il racconto di alcuni detenuti che venivano liberati dopo essere stati torturati e dopo aver assistito ad una buona serie di nefandezze tali da terrorizzare chiunque avesse occasione di ascoltarli.
Il terrore seminato nella società civile ebbe come conseguenza un individualismo sfrenato e una generale diffidenza verso chiunque potesse in qualche modo comprometterti. Si consolida l' idea, sussurrata a bassa voce, che qualcosa avranno fatto se gruppi armati entrano nelle abitazioni nel cuore della notte per sequestrare intere famiglie. Chiunque abbia avuto occasione di visitare l' Argentina e di parlare con qualcuno già adulto all' epoca della dittatura, avrà potuto constatare che questa paura, mista a vergogna e vigliaccheria, è rimasta radicata. E ad una scarsa voglia di affrontare l'argomento si accompagna un generale ridimensionamento e semplificazione di quello che è stata la decade del terrorismo di stato e il più grande massacro civile e ideologico della storia argentina. | |