LA REPRESSIONE IN FABBRICA

La giunta militare vedeva nelle componenti sindacali delle fabbriche e delle imprese un autentico pericolo che andava combattuto e represso.
Questa preoccupazione viene espressa a chiare parole dal generale Horacio Tomàs Liendo Ministro del Lavoro nella giunta militare.

... è necessario conoscere i sistemi e i metodi per poter combattere e distruggere la sovversione nelle fabbriche. Essa si sviluppa secondo uno di questi metodi:
1) L' indottrinamento individuale  o di gruppo da parte di sovversivi che si pongono alla testa di false rivendicazioni lavorative.
2) La creazione artificiosa di conflitti che portano allo scontro con la dirigenza della fabbrica 
3) Lo screditamento degli autentici rappresentanti dei lavoratori.
Il governo e le forze armate compiranno il massimo sforzo per garantire la liberta di lavoro, la sicurezza familiare e individuale degli impresari e dei lavoratori e l'annichilimento di questi nemici di tutti.

 

 

...Prima o dopo il golpe?

Il 30,2 % dei desaparecidos denunciati alla Comisiòn Nacional sobre la desapariciòn de personas sono operai e il 17,9% sono impiegati. Di questi ultimi il 21% sono anche studenti: uno studente su tre lavora.

Analizzando le date in cui si produssero i sequestri dei lavoratori si osserva che un alta percentuale delle operazioni fu lo stesso giorno del golpe o nelle giornate immediatamente seguenti. Il 24 marzo 1976, giorno del golpe, nei cantieri navali Mestrina e Astarsa della zona Nord di Buenos Aires furono sequestrati 10 sindacalisti e una sessantina tra operai e impiegati.
Sempre il 24 marzo sequestrarono il segretario generale del sindacato dei metalmeccanici delle provincia di Cordoba.
C'e da chiedersi se la struttura repressiva non fosse già attiva prima del golpe militare e se questi sequestri, già pianificati da tempo, non siano stati realizzati dalla Triple A, quell' organizzazione  militare voluta da Isabel Peron che sarà la base per le strategie della giunta militare.

 

..VOGLIAMO UN AUMENTO!

E' provata la relazione tra l' attività sindacale e i conflitti occorsi con i datori di lavoro. E' il caso del segretario generale dell' ente Nazionale Energia Elettrica Oscar Smith che fu sequestrato l'11 aprile 1977 nel pieno di una lotta per le rivendicazioni lavorative e delle sorelle Abadia di 25 e 27 anni che, come delegate di fabbrica, rivendicavano aumenti salariali.

 

 

LA FORD


Uno dei casi più rappresentativi è quello della fabbrica Ford nella Provincia di Buenos Aires nella quale le azioni repressive si esercitarono su 25 delegati sindacali. Dalle loro testimonianze si evince come tutti furono sequestrati dopo aver ricevuto avvertimenti e minacce ad abbandonare le rivendicazioni lavorative.
Molti furono inoltre sequestrati nella stessa fabbrica a dimostrazione dello stretto legame che la repressione aveva con la classe industriale argentina.
I delegati Ford riuscirono a passare dalla repressione illegale a quella legale e infine liberati.

Mercedes: la fabbrica del terrore

Nel gennaio 1977 sparirono 20 operai tutti attivi sindacalisti nella fabbrica Mercedes Benz situata nella provincia di Buenos Aires. Di questi 14 risultano ancora oggi desaparecidos.
Il coinvolgimento tra il management aziendale della Mercedes e la giunta militare è stato provato in seguito ad una inchiesta e ad un relativo processo che si è svolto in Germania dove il marchio ha la sua casa madre. Il direttore generale della Mercedes Argentina Juan Tasselkraut è stato accusato di omicidio, sequestro di persona e lesioni colpose aggravate e nelle udienze è stato provato che fornì ai militari l’indirizzo di un sindacalista che fu arrestato nella notte del 13 agosto 1977 e che risulta a tutt’ oggi desaparecido.
L’ appoggio della dirigenza Mercedes alla giunta militare è ormai fuori dubbio. Subito dopo il golpe fu istituito un nuovo servizio di vigilanza aziendale costituito perlopiù da ufficiali di polizia della provincia di Buenos Aires, molti dei quali coinvolti nella repressione. In particolare il capo del servizio, il commissario Rubén Luis Lavallén, si macchiò di diversi crimini (dei quali fu riconosciuto colpevole dall'autorità giudiziaria nel 1984). Lavallén adottò anche la figlia di una propria vittima: Paula Logares, di 23 mesi. Nella fabbrica regnava l' assoluto terrore e il movimento operaio che si era rafforzato tra il 1973 e il 1976, qui come in altre fabbriche del paese, subì un durissimo colpo dal quale non si riprese più.