“La ballata del
mercoledì”

Foto di Patrizia Yoko Miali
Dramma di
Massimo Zaccaria
Dedicato ai
desaparecidos dell’Argentina
Premessa
Trattare la storia dei
desaparecidos, sappiamo benissimo che è un
tema che colpisce a tutti noi cuori e viscere. Un avvenimento accaduto
trent’anni fa, e che è ancora presente ad i giorni d’oggi.
Non ho mai preferito scrivere
spettacoli del tutto scontati, se ho scritto è perché ho sentito il bisogno
assoluto e necessario di farlo ,senza se
o senza ma. Avere il coraggio di fare senza preoccuparsi dei commenti , degli
stereotipi o di quant’altro; il mio pensiero è : “agire”, come hanno agito le
madres de plaza de mayo.
“La ballata del mercoledì” è
un opera divisa in tre atti dove ciascun atto incontra un luogo diverso che
passa da una piazza ad una cella e da una cella in un aereo.
Il contributo va grazie anche alla mia amica Yoko dove con le
sue testimonianze e le sue foto , mi ha regalato un pezzo di quella realtà dell’Argentina.
Noi umani quando ci viene
pronunciato il termine “tortura” sappiamo facilmente immaginare, ma la nostra
pelle non sa cos’è. Perché dico questo? Cosa mi ha portato a riflettere su
questa domanda? “Garage Olimpo” un film di Marco Bechis , dove nasconde una
magia mescolata dal rozzo e dal sacro che ti cattura e ti trascina in
quell’epoca e quando esci da quel tunnel ne esci con le ossa rotte e il cuore che ti piange.
Massimo Zaccaria
Atto primo
Scena iniziale al buio
. Si sente il suono di un aereo e contemporaneamente al suono si alza la luce.
Al centro della scena è in piedi una branda , con tanti fazzoletti bianchi
legati. Terminato il suono entra una donna si avvicina alla branda, prende un
fazzoletto e se lo lega in testa.
Prologo iniziale: Se noi donne ormai vecchie , possiamo venire qui ogni giorno, magari qualcuna un po’ malferma, col bastone – e se dobbiamo andare a una marcia , ci andiamo , se dobbiamo uscire di notte a fare un discorso , lo facciamo- allora tutto si può fare. E’ necessario avere un gran coraggio , ma il coraggio ce l’hanno dato i nostri figli. Ma a dire il vero questo non è coraggio ; piuttosto penso che fosse decisione , chiarezza su quello che vogliamo . Il coraggio è un'altra cosa . E’ essenziale agire , non solo pensare. Dobbiamo stare al passo con i tempi , però tutto è inamovibile , resta, e dimostra che quando uno fa quello che vuole e quello in cui crede, e quando sogna, nonostante possa avere molti anni e avere sofferto molto, bè, allora..sii felice, puoi, cammina e fai. E’ stata la piazza a darci il nome. Questo siamo noi madri. Esce
Entrano dai lati
diversi del palco, un figlio e una donna con una foto di suo nipote
Figlio: Lei , chi sta cercando?
Donna: Mio nipote.
Figlio: Anche lei alla ricerca dei dispersi?
Donna: Sì. Invece lei chi sta cercando?
Figlio:Mio padre.
Donna: Quando è stato sequestrato?
Figlio: Il 19 Giugno del 76, a Mar del Plata.
Donna: Lo stesso mese della nascita di mio nipote! Però due anni dopo, l’anno in cui sono stati disputati i mondiali nel nostro paese .
Figlio: Lei è delle Abuelas de plaza de Mayo?
Donna: Sì . Mi sono unita a loro subito dopo l’omicidio di mia figlia, nell’agosto del 78 . Fu importante condividere il dolore con altre donne nella mia situazione. Ci presentammo qui in piazza con le madri e dovemmo sopportare violenze e soprusi di ogni tipo. Ma alla fine riuscimmo a far conoscere al mondo il dramma dei nostri figli e nipoti.
Entrano tre donne
uruguaiane ognuna con una foto
1donna: Prendendo come esempio le madri argentine ci riunivamo in piazza ma eravamo così poche che ispiravamo commiserazione ed era facile per la polizia bloccarci.
2donna.: In Uruguay il tema era totalmente sconosciuto. Una volta siamo andate tutte insieme in una chiesa portando dei cartelli con le foto dei nostri cari scomparsi e la gente credeva che fossero santi portati in processione.
3donna: Questo prova la totale ignoranza su quanto stava succedendo nel paese. E’ molto difficile; è la dispersione , non si sa cosa fare. Mi hanno chiesto come faccio a vivere ; la verità è che qualsiasi ferita non è la stessa dopo tanti anni.
1donna: La cosa peggiore è l’incertezza ma c’è un momento in cui arrivi alla convinzione che tuo figlio è morto. E’ molto duro . Io ci sono arrivata abbastanza rapidamente ma ci sono persone che hanno cercato per anni negli ospedali , nei manicomi, anche dopo la fine della dittatura, negandosi ad accettare di mettere un punto per la fine.
2donna: Quando una compagna dei nostri figli , a cui era stato sequestrato dai militari suo figlio di 20 giorni, uscì dal carcere noi le domandammo se secondo lei i nostri figli erano tenuti nascosti in Argentina o Uruguay, lei rispose”in nessuno dei due posti”. Fu un colpo durissimo
3donna: io penso che noi abbiamo fatto tutto il possibile. Piuttosto credo che ognuno di noi si sia chiesto se nel nostro modo di educarli gli abbiamo trasmesso qualcosa che poi li ha portati a finire così. La nostra , ad esempio , era una famiglia di sinistra ma non avevamo una militanza forte. Escono
Donna Tutti noi siamo figli dell’educazione che riceviamo , è difficile dire fino a che punto influiscono le varie cose.
Figlio: Sà l’amore vince , sconfigge la violenza, la follia, la guerra, la morte. La conferma che la verità deve arrivare, prima o poi.
Donna: Noi nonne cerchiamo verità e giustizia per i nostri figli desaparecidos ma soprattutto cerchiamo i nostri nipoti perché vengano restituiti alle loro famiglie biologiche. Fortunatamente dopo anni di prigionia sono riuscita a ricostruire con esattezza la sua data di nascita e il suo nome che mia figlia gli aveva dato.
Figlio: Come cerco anch’io giustizia nella scomparsa di mio padre.
Donna: . Mia figlia era la più grande , ed era in cinta quando la sequestrarono assieme a suo marito. Mandò dall’ Esma un messaggio dicendo che se fosse nato maschio , avrebbe dato il nome di suo padre. Li dissero :”dì addio ai tuoi compagni e alla tua famiglia perché faremo un processo veloce”.
Figlio. Invece io non ero presente quando sequestrarono mio padre. C’erano i miei fratelli minori. Lui era il direttore del teatro di Mar del Plata, si occupava di produrre spettacoli . Quando un giorno un gruppo armato è andato a prenderlo a casa. C’erano i miei cugini e i miei fratelli , ma lui non c’era. Era andato nell’ufficio di un agenzia immobiliare dove teneva un po’ di tutto , costumi del teatro. Beh lo hanno trovato lì e se lo sono portati via. Quel giorno è scomparso anche suo attore.
Donna: Dunque eri al corrente dello stato di cose?
Figlio: Beh, più o meno. Io ero più preoccupato per me, perché ero quello che militava in un organizzazione politica , quello che frequentava i centri studenteschi , quello noto politicamente.
Temevo più per me . Non mi preoccupavo per il mio vecchio , perché lui non militava attivamente.
Donna: La politica in casa entrò quando lei , frequentando le superiori, aderì alla U. E. S. Io e mio marito non eravamo d’accordo su questa sua scelta.
Figlio:Come mai lei cerca ancora suo nipote?
Donna: Perché allora ero certa che la democrazia mi restituisse mio nipote e punisse gli assassini di mia figlia. Non accadde nulla di tutto questo. Nella sua tenera età fù trattato come un bottino di guerra. Abbiamo un testimone , un soldato di leva . Mi ha contattata già da diverso tempo.
Figlio: La dittatura non ha avuto nemmeno pietà dei bambini.
Donna: Gli rimorde la coscienza di essere stato complice, suo malgrado, dei golpisti, ma non ha abbastanza coraggio per testimoniare in tribunale. Ha visto in faccia e riconosciuto il civile che portò via il bimbo.
Figlio: Hanno ritrovato almeno qualche bimbo?
Donna Finora ne sono trovati soltanto un sessantina e non tutti in vita. Guarda è qui una testimonianza. Una nonna ha ritrovato suo nipote.
Entra una nonna gridando .
Nonna: Ho trovato mio nipote e lui ha trovato me.
Donna: Come vedi questo è l’81 figlio desaparecidos, è stato ritrovato , ha riabbracciato la sua famiglia, quella vera, quella che la dittatura militare ha cercato di cancellare , di distruggere , di seppellire per sempre , senza riuscirci.
Nonna: Mio nipote ha potuto finalmente ritrovare se stesso. Quello a cui i sequestratori ambivano, ovvero far sparire dalla storia volti, nomi, intere vite, sequestrando , torturando e massacrando gli oppositori del loro folle piano liberticida , è svanito nell’amore , nella grande passione che ha legato chi è rimasto a chi non c’è più. Le nonne non dimenticano. E non perdonano. Le hanno portate via i figli , le hanno lasciate nell’incertezza , le hanno negato perfino di vivere il lutto. Ma il nostro dolore , tutto lo strazio per una punizione tanto infame, siamo riuscite a trasformarle in rabbia , in rabbiosa energia costruttiva. E nessuna di noi ha mai smesso di cercare da allora , d’inseguire la verità sulla fine dei nostri figli, la verità sul destino dei nostri nipoti . Sì perché i neonati venivano considerati dal regime merce molto preziosa , anche se frutto di dissidenti. E allora le donne incinte le si incarcerava , le si torturava ma sempre cercando di preservarle per il parto. Poi , una volta messo al mondo il bambino: kaput, spazio alla soluzione finale, protagoniste fra tanti di un tragica consuetudine di morte: “la ballata del mercoledì”, il giorno della settimana in cui si sterminavano i carcerati di turno , quelli che non parlavano , i duri e puri.
Figlio: E i piccoli?
Nonna: Lo si dava in adozione, si faceva felici le famiglie “ per bene”, quelle senza strane idee in testa, le più ben viste, le ben pensanti. Ma alle nonne non lo si fa. Da anni viviamo per tener viva la nostra memoria. Viviamo per cercare , per avere giustizia della guerra crudele di Videla e dei suoi compagni. E cerchiamo, cerchiamo, bussando ad ogni porta , disturbando generali e gran ministri , coinvolgendo avvocati ed esperti di diritti umani . Sempre ad testa alta , col nostro fazzoletto bianco ben annodato in testa , lavorando giorno e notte , sempre piene di vita , di voglia di andare avanti , di desiderio di combattere il peso soffocante della morte , che ognuna di noi porta nel cuore. E lo facciamo per ogni singola denuncia, lo facciamo per non dimenticare nessuno degli oltre 30 mila desaparecidos argentini, lo facciamo per riabbracciare prima o poi ognuno di quei nostri nipoti strappati dalle ventri delle nostre figlie . E ci stiamo riuscendo .Esce la nonna
Donna: Dicesi di questo ragazzo che è nato nelle fredde celle del carcere. Ogni essere umano ha il diritto a conoscere la verità sulla propria identità. Voglio giustizia per mia figlia e un aiuto concreto per ritrovare mio nipote.
Figlio: Quanti sono di figli rubati alle desaparecidos? .
Donna: Più di cinquecento. Ma tu come hai agito dopo la scomparsa di tuo padre?
Figlio: Abbiamo presentato un habeas corpus e abbiamo contattato molte persone , ci siamo rivolti a tutti quanti. Ma, al tempo stesso i militari ci minacciavano di continuo, dicevano che se fossimo rimasti in silenzio lo avrebbero liberato in fretta. Infine …fu proprio il silenzio a decretare la desaparecido.
Donna: Videla ! non dimenticherò mai quando espresse quella frase poco prima del golpe :” E’ chiaro che in Argentina dovranno morire tutte le persone che saranno necessarie al fine di garantire la sicurezza al paese”.
Figlio : E’ stata la dittatura a inventare una parola che oggi fa parte della coscienza del mondo, desaparecidos !
Donna: Quelle carogne hanno fatto disputare anche i mondiali.
Figlio: Vogliamo parlarne di questa messa in scena?!
Donna: Quando vinse non sopportavo tutte quelle urla che giravano in città. Era snervante quell’atmosfera, mi bolliva il sangue.
Figlio: Quei goal , quel fracasso per le strade e mentre il popolo urlava , nello stesso tempo copriva le grida dei torturati all’Esma.
Donna: La coppa del mondo è stata complice della dittatura.
Figlio: Mi raccontava un ex detenuto dell’ Esma che durante i mondiali venivano torturati perfino uccisi.
Entrano due madri.
Madre : I mondiali di calcio? Quello fù il periodo peggiore . I militari non volevano che la nostra presenza disturbasse la grande festa dello sport e in questa piazza ci aizzavano contro i cani che ci mordevano le mani e le gambe.
Madre 2: Il cinismo degli stati che per vigliaccheria non boicottarono i mondiali . Il mondo sapeva cosa succedeva in questo paese , ma pur tirare quattro a calci a un pallone, vennero qui a gridare festosi negli stadi insieme agli assassini , ad applaudirli mentre si pavoneggiavano come puttane nelle loro divise piene di medaglie e salutavano dalle tribune d’onore. E a ogni goal un gruppo di prigionieri spariva in fondo al mare o in fosse comuni.
Madre: Abbiamo mai voluto perdere la nostra piazza ?
Madre 2: No mai, e questa piazza i giovedì sarà sempre la nostra .
Donna: Che ora è?
Madre: Sono quasi le 15, 30.
Madre 2: Non è Venerdì oggi vero?
Donna: Perché questa domanda ?
Madre 2: Perché è il giorno delle streghe e porta sfortuna.
Madre: E’ il nostro giovedì, il giovedì della vita.
Donna: Madri diamo una svegliata a questa piazza.
Madre: Catturiamo la nostra attenzione.
Madre 2: Svegliamoli ai signori bancari e impiegati.
Entrano altre madri ,
ognuna va a prendersi un fazzoletto dalla branda ,si sistemano in fila e
cominciano il movimento della ronda, dicendo una frase a testa.
1madre: Quanti sono lunghi questi
giovedi ?
2madre Tanti .
3madre: Quanti anni.
4madre
:quante vite,
5madre
:quante memorie.
6madre: quanta rabbia
7madre : quanto dolore
8madre : quanta vergogna
9madre : quanto pianto
10madre: stanno dentro a questi
giovedi?
Entra lo squadrone della morte
marciando. l loro passi si sentono da fuori campo . Entrati in scena cominciano
a spingerle con i manganelli e con le mani.
Le donne reagiscono con dei
giornali. Dopo che la situazione si fa dura comincia una lotta.
La lotta viene rappresentata
con un tango agentino. Terminato il tango escono entrambi.
Donna
: Tua madre
militava politicamente?
Figlio: No, era semplicemente moglie
a mio padre , non aveva alcun vincolo con la politica,
in
realta' ...aveva una forte tendenza alla depressione, portata a rimanere chiusa
in casa a non fare
nulla.
Sono stato costretto ad andarmene di
casa , esiliare.
Donna
:Come hai preso
coscienza che anche tuo padre era desaparecido?
Figlio: La mia ricerca fù costante,
anche per le strade , mi guardavo intorno per vedere se
m'imbattevo
in lui, pensavo che forse si trovasse
nin clandestinita' , come me, fuori dall'ambito
quotidiano
di Mar del Plata.
Donna: Tutti siamo stati in queste
condizioni di nutrire le speranze che i nostri fossero rilasciati ,
dunque
ti sei dato una spiegazione cosa sia successo a tuo padre?
Figlio: Che gli sia successo quello
che e' successo a tutti gli altri , che sia stato assassinato e che siastato
buttato nel mare o nel fiume...non so...nel mio caso c'e' l'incertezza, a ogni
modo
non
ho ancora elaborato la morte di mio padre.
Donna: Se c'e' la morte vuol dire
che si e' commesso un assassinio e se c'e' un assassinio allora
ci
sono, anche, gli assassini.
Figlio : Sì, proprio così. . Inoltre non è comparabile l’assassinio di stato, il genocidio, la tortura, il sequestro, il rapimento o le uccisioni di neonati, con altri tipi di assassinio.
Donna: Questo genocidio fù pensato , programmato, organizzato e infine realizzato e i colpevoli sono stati lasciati in libertà.
Figlio: E’ chiaro ci sono ancora in vigore alcune leggi della dittatura, in carica giudici che hanno assunto il loro ruolo e hanno fatto condanne , in forma proporzionale, esclusivamente ai capi.
Donna: Hanno dato condanne proporzionali a seconda dei casi di cui era colpevole ogni corpo delle forze armate , come se non fossero stati loro a essere responsabili dell’attuazione del piano. Questo è ridicolo! Ci troviamo di fronte a giudici ancora conniventi con la dittatura.
Figlio: Il contesto è repressivo, e per me continua ancora ad esserlo.
La donna li esce ad un
tratto la foto di sua figlia
Donna : Guarda questa foto, è mia figlia
Figlio: Era una ragazza bellissima . Grandi occhi e che lunghi capelli neri.
Donna: Quante volte li dicevo: “ Tagliali, ti riconosceranno”, oppure “scappa. Vai all’estero, Se rimani ti ammazzeranno”. Lei sorrideva, alzando le spalle ribatteva decisa” Non me ne vado , mamma.”
Figlio: Significa che ci teneva molto .
Donna: Era una civettuola . Prima di diventare una militante si vestiva con gusto, poi cominciò a portare sempre la stessa roba. Quando le regalavo dei vestiti , li dava subito ai poveri.
Figlio: E’ la rabbia e il coraggio che porta alla dignità.
Donna: Di tutti questi trentamila desaparecidos ,non erano né terroristi , né sovversivi. Erano esseri che amavano la vita, la libertà e la giustizia.
Figlio: Le nostre vite non furono più le stesse. A ogni angolo di strada siamo stati fissati in silenzio. Questo ci faceva paura quando incontravamo i squadroni della morte.
Donna: Ai miei tempi piaceva molto ballare. Io e mio marito sognavamo molto . L’argentina c’è lo permetteva e la nostra generazione era molto influenzata dai film di Hollywood. Non eravamo politicizzati , ma eravamo abbastanza differenti quando la dittatura di turno ce lo impediva. Pensavamo al lavoro e alla famiglia.
Ad un tratto si
sentono delle voci sembrano dei lamenti e nel frattempo comincia a piovere.
Figlio: Non senti delle voci?
Donna: Sì le sento.
Figlio: Da dove provengono?.
Donna: Le sento come se fossero intorno a noi.
Figlio: Ma non le vediamo!
Donna: Questo è un momento sacro.
Figlio: Senti come aumentano di più.
Le voci cominciano ad
alzare di tono
Donna: Ho un idea.
Figlio: Sentiamola.
Donna: Perché non proviamo a seguirle ?
Figlio: Tu dici che ci potranno condurre da qualche parte?
Donna: Io credo che loro vogliono farci scoprire il mistero.
Figlio: E allora facciamoci condurre da loro.
Escono seguendo le
voci.
Atto secondo
Entra la donna del
prologo
Prologo: Le armi delle madri diventano la piazza e lo spiazzamento. Hanno gridato “Fuoco!” a chi gli puntava contro le armi ; hanno chiesto “arrestateci tutte” per poter affermare che “non erano loro che ci arrestavano , ma noi che ci consegnavamo”. Peròn diceva:” dalla casa al lavoro, dal lavoro alla casa”. La chiesa diceva:”pregate”; i politici dicevano” non succede nulla e comunque ci pensiamo noi” . Invece il nostro silenzio si è trasformato in grido.
Questa volta la scena
si svolge in una cella dell’Esma. Entra per prima un militare pentito. Avvicinandosi
alla branda la posiziona giù e vi ci side sopra. Terminata l’azione entra Max
un giornalista dove si siede affianco a lui.
Max: Buon giorno!
Pentito: Buon giorno.
Max: Ha dormito bene questa notte?
Pentito: Sì’ abbastanza .
Max : Molto bene
Pentito: Che fa qui?
Max : Lei voleva essere interrogato vero? Ho sentito che si è pentito.
Pentito: Dopo anni sì.
Max: Perché così molto tempo?
Pentito: Non so..non so cosa…rispondere!Mi sento come un prigioniero. Sono a disagio.
Max: A disagio? Su , ma cosa dice? Lei va trattato bene. Chiede una cosa e le sarà servito sul vassoio.
Pentito: Perché dice questo ?
Max: Perché non sono cieco.
Pentito: Cosa vorrebbe insinuare con questo?.
Max: Provi a riflettere su questa frase
Il pentito non gli
risponde
Max: Non mi vuole rispondere? .
Pentito: Qui bisognerebbe documentare il mondo.
Max: Lei crede che il mondo è come se fosse all’oscuro di tutto?
Pentito: In qualche modo sì
Max: La sua lucidità fa capire che l’orrore è presente in tutto il mondo.
Pentito: Sì
Max: lo osserva un attimo Cos’era questa comunione?
Pentito: Era qualcosa che doveva essere fatto.
Max: E lei come boia , come si sentiva?
Pentito: Secondo lei? A nessuno piaceva farlo , non era gradevole abbassare la lama o attivare la sedia elettrica.
Max: Era qualcosa di supremo per il paese?
Pentito: Un atto supremo.
Max : Quindi lei è cieco.
Pentito: Ascolti sarò uno dei testimoni del processo dei desaparecidos. Sto denunciando i crimini commessi , e qualche tempo fa sono andato a cercare le madri e le ho portate nei cimiteri dove avevo sotterrato le vittime. Ora sono nascosto in Brasile , sono dovuto fuggire perché volevano chiudermi in manicomio, capisce? In manicomio ! Perché per la marina io sono un traditore e rischio la morte e lei mi da del cieco?
Max: E le sue torture?
Pentito: Agivo senza pensare. Sebbene ho torturato e ucciso , io non temo la giustizia.
Max: E che cosa provava quando torturava?
Pentito: Non provavo nulla, assolutamente nulla. Nel torturare non sentivo piacere , orrore o compassione . Ti ripeto a-gi-vo sen-za pen-sa-re!
Max Lo guarda intensamente.
Pentito: Altrimenti qual era l’alternativa.. Ero un sottoufficiale che eseguivo ordini superiori. Lei che cosa avrebbe fatto per esempio?
Max: Io non sono cieco!
Pentito: Aah…ancora con questa storia del cieco! Ora provo io farle una domanda.
Max: Faccia pure.
Pentito: Qual è il giorno suo preferito della settimana?
Max: Il mercoledì
Il Pentito rimane Scioccato
Max: Esatto i giorni delle pulizie. I mercoledì
Pentito: Ma la smetta di fare lo spiritoso!
Max : Dato che mi reputa uno spiritoso. La parola comunione ha una valenza mistica , carismatica.
Pentito: Sì, era così . Una volta ricevuto l’ordine non si parlava più dell’argomento. Si eseguiva e basta.
Fuori dalla finestra
si sente un rumore di un aereo
Max: Guardi fuori .
Pentito: Che cosa c’è ?
Max: Non sente un rumore strano in cielo?
Pentito: E’ un aereo.
Max: Un aereo . Cosa accadeva su gli aerei.
Pentito: Lei vuole farmi del male.
Max.: E’ un esame di coscienza .
Pentito: Una volta che si allontanavano da terra , il medico li somministrava una seconda dose, e loro si addormentavano.
Max: Che facevate quando i prigionieri si addormentavano?
Pentito: Questa è una domanda veramente morbosa.
Max: E’ morboso ciò che avete fatto. Se gli faccio un domanda ad un vostro generale sa cosa mi risponde?
Pentito: Cosa?
Max: Non so, non ricordo.
Pentito: Io invece ricordo .
Max: Che cosa ricorda?
Pentito: Ricordo di aver torturato anche donne in cinta . Ricordo di aver ucciso , credo, una trentina di detenuti.
Max: Quanti anni aveva?
Pentito: Ho cominciato la mia carriera all’età di 19 anni.
Max: Era fresco nel torturare. Era nel fiore dell’età.
Pentito: Ci dissero che dovevamo combattere la sovversione, , difendere la patria , la civiltà cristiana. Ma una volta tornati indietro ci avrebbero uccisi.
Max: Vuole ammettere delle cose ?
Pentito: Sì .Combattevamo il terrorismo ma solo dopo molti anni scoprii che eravamo noi i terroristi.
Comunque ritornando sul morboso ..e..che non vorrei che qualcuno potesse pensare che provo un qualche piacere a raccontare queste cose.
Max: Senta sono io a voler conoscere i particolari.
Pentito: Ci sono quattro cose che mi fanno star male.
Max: Quali?
Pentito: I due voli che ho fatto , la persona che ho visto torturare e il ricordo del rumore delle catene e dei ceppi che venivano messi ai prigionieri . Li ho visti appena un paio di volte , però non posso dimenticare quel rumore . Non voglio più parlarne . Mi lasci andare.
Max: Guardi qui è all’ Esma , ed è venuto di sua spontanea volontà.
Pentito: Sì, lo so, non volevo dire questo.
Max: Cosa vuole dirmi allora ?
Pentito: Ci sono dei particolari importanti, ma……
Max: Ma !
Pentito: Ma….mi è difficile raccontarli.
Max: Le provoca qualcosa all’interno nel raccontarli?
Pentito: Sì, vado fuori di testa
Max: E quindi? Si dia forza per favore.
Pentito: Una volta che avevano perso i sensi venivano spogliati.
Max: E poi ?
Pentito: E quando il comandante , a seconda di dove si trovava l’aereo……
Max: Sì.
Pentito: Dava l’ordine.
Max: Vada avanti , continui , non si chiuda. Mi descriva tutto .
Pentito: Si apriva lo sportello e venivano gettati di sotto nudi, a uno a uno, con un blocco di cemento ai piedi .Questa è la storia.
Max: E come la intitoliamo questa storia ?
Pentito: Macabra ma reale e che nessuno può smentire.
Max: Questo è un segno che si porterà per tutta la vita . Lo sa?
Pentito: Effettivamente non riesco a dimenticare l’immagine dei corpi nudi sistemati uno sopra l’altro nel corridoio dell’aereo come in un film sul nazismo.
Max: Avranno fatto uno studio.
Pentito: In mezzo al mare.
Max: e quante ne furono assassinate in questo modo?
Pentito: Da quindici a venti ogni mercoledì.
Max: Per quanto tempo?
Pentito: Due anni
Max: Due anni, cento mercoledì, da 1500 a 2000 persone .
Pentito: Sì.
Max: Sì cosa? Solo questo numero? Lei sa quanti desaparecidos abbiamo avuto in Argentina?
Pentito: Trentamila.
Max: Solo questo numero? Oltre , oltre, oltre.
Pentito: Ventimila giovani uccisi in combattimento. Solo il venti 20% di loro erano guerriglieri , l’altro 80% erano oppositori al regime, o amici , parenti dei guerriglieri. La stragrande maggioranza dei sequestri avveniva di notte in casa delle vittime. Il commando occupava la poi trascinata fino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva o distruggeva quello che non poteva portarsi via picchiando e minacciando il resto della famiglia.
Max.: Dov’è che interrogavate i detenuti?
Pentito: Dove esattamente siamo io e lei seduti .
Max: Non credo che esisteva soltanto la Esma come maggior centro di tortura . Ne esistevano altri.
Pentito: Nel terzo battaglione avevamo un carcere segreto . Spesso però lavoravamo nella “Cacha” un piccolo edificio dietro le carceri di Olmos, a pochi chilometri da la plata. Ma vi erano alte cento carceri o campi di concentramento . In ogni guarigione vi era un centro di tortura. Contento ora ?
Max: Vuole fare una pausa?
Pentito: No continuerei a fami torturare.
Max: Perché prova qualcosa ? Lei crede di essere paragonato ai detenuti?
Pentito: E’ vero che applicavamo le scariche elettriche . Ma lei è peggio di una scarica elettrica.
Max: Immagino che l’interrogavate in questa maniera.
Pentito: La picana. Ne ha mai sentito parlare?
Max: No!
Pentito: Bene noto che dovrei darli alcuni insegnamenti. E’ uno strumento che permetteva di regolare il voltaggio.
Max: Cioè?
Pentito: Dare scariche più o meno dolorose.
Max: E dove?
Pentito: Ma che domande? Dove secondo lei: alle gengive, ai seni, agli organi genitali. Per le donne , il capitano Astiz usava il cucchiaino: lo introduceva nell’utero per far arrivare le scosse alle parti più sensibili al dolore.
Max: Magnifico! Bestiale! Che altro sistema sentiamo ?
Pentito: Il sottomarino.
Max: Oh il sottomarino. Un altro termine per le torture . Ogni tortura un termine
Pentito: Immergevamo il detenuto in una vasca E dopo qualche minuto , quando stava per affogare ed aveva bevuto qualche litro , lo tiravamo fuori. L’operazione veniva ripetuta decine di volte.
Max: Invece ai bambini?
Pentito: Lei mi sta facendo impazzire.
Max: Appunto , lei deve dire la verità .
Pentito: Li torturavamo e li violentavamo davanti ai loro genitori.
Max: Le piace cantare?
Pentito: Sì
Max: E recitare?
Pentito: Perché questo cos’è? Non è un teatro ?
Max: Ho qui qualcosa che le farà ancora più male.
Pentito: Cosa?
Max: Legga questa poesia.
Gli pone in mano una
poesia di una desaparecidos
Legge
Pentito: Cerco la luce
Ancora serrata fra le pareti
Cerco il sole,
la vita, gli uccelli,
le risate.
E rido,
rido,
per poter vivere,
per desiderare di vivere;
e voglio incontrare i tuoi occhi,
però tutto è passato.
Resta solo un’ombra
Ed uno spazio vuoto,
restano solo le ore che si ripetono,
nel mio cervello,
restano solo alcuni ricordi,
alcune carezze
e alcune poche parole.
Ancora così
Continuo a cercare la vita.
12-8-77
Ana Marìa Ponce
Dopo un attimo di silenzio
Pentito:E’ ridicolo tutto questo che mi sta facendo.
Max: Visto che la sto torturando, è bene l’arte è uno strumento molto pericoloso. L’arte ci tortura
Pentito: Ai detenuti li facevamo anche cantare prima di essere uccisi. . Li tenevamo legati e un cappuccio non permetteva loro di vedere dove erano, né riconoscere i compagni di cella
Adesso basta mi lasci in pace.
Max: Vuole bere ?
Pentito: Mi lasci in pace?
Max: Si è pentito?
Pentito: Sì mi sono pentito. La mia vita è distrutta . Odio chi mi ha rovinato e nessuno mi aiuterà a dimenticare.
Max: Ho finito.
Pentito: Se una volta finita la mia prigionia mi avessero domandato: sei stato torturato molto? Avrei risposto : sì tutt’e tre i mesi senza sosta. Se la domanda me la faresti oggi direi che fra poco saranno secoli.
Max: Ah …prima che mi dimenticassi. Ho notato che per tutto il tempo che la ho intervistata , non ha fatto altro che guardare sempre per terra. Rifletta molto su questa cosa. Esce
Terzo atto
Il pentito rimane lì
fin quando non cala il buio. Dopo
qualche attimo si risente il rumore dell’aereo. Si riaccendono le luci è questa
volta vi è in scena un militare con un modellino di un aereo in mano e un prigioniero bendato. Entrambi sono seduti
a gli estremi opposti della branda.
La scena è come se
fosse al bordo di un aereo.
Militare: Prigioniero, sai che giorno è oggi ?
Prigioniero: E’ mercoledì.
Militare: Non hai perso il senso dell’orientamento.
Prigioniero: No!.
Militare: Sovvertire, disobbedire…
Prigioniero: Ma quanti anni hai?
Militare: Diciannove.
Prigioniero: Consumati .
Militare: Direi coltivati ,prigioniero!
Prigioniero: Una volta che avrai visto il mio volo, ti sentirai realizzato ?
Militare: Questo è un lavoro !
Prigioniero: Credi di dare una svolta ? Credi di poter raccontare ai tuoi figli il giusto?
Militare: Racconterò a loro il giusto.
Prigioniero: Il giusto della pazzia.
Militare: Credo che io sia pazzo?
Prigioniero: Questo lo devi sapere tu.
Militare: Io so già tutto di me.
Prigioniero: Credi di conoscerti?
Militare: Ripeto che so già tutto di me.
Prigioniero: Dato che sai già tutto. Conosci il giorno del giudizio?.
Militare: Ma cosa sai tu del giudizio. Cosa sai tu della giustizia
Prigioniero: Vuoi che t’insegni la giustizia?
Militare: Quale è questa giustizia che tu dici.
Prigioniero: La libertà
Militare : Avete la mania di questa libertà.
Prigioniero: Un domani che diventerai vecchio . Cosa ti domanderai ?
Militare: Risponderò a me stesso: il giusto.
Prigioniero: Il giusto della povertà e della mediocrità
Militare: Noi siamo angeli.
Prigioniero: Gli angeli proteggono.
Militare: Secondo te gli angeli volano?
Prigioniero: Sì .
Militare: E come fai saperlo, se non gli hai mai visti?
Prigioniero: E chi ti dice che io non volavo già da tempo?
Militare: Cosa vuoi farmi credere… che tu sei un angelo?
Prigioniero: Direi… di sì.
Militare: Quindi hai già volato.
Prigioniero: Nella mia vita ho sempre sognato di volare. Ma sapevo già che prima o poi le mie ali sarebbero state spezzate.
Militare: E come sono fatte queste ali?
Prigioniero: Sono fatte di cera.
Militare: Ma io non vedo nessun ali? Come fai a dire che hai le ali?
Prigioniero: Non le vedi?
Militare: No!
Prigioniero: E’ ovvio sei cieco.
Militare: Credi di potermi ferire?
Prigioniero: Ah….beh…questo lo sai tu.
Militare: Quelli come te , in questo mondo non possono appartenere. Spiacente amico, il sistema vuole questo, ed io ho preferito questa strada. E sai perché?..... Perché mi da sicurezza. Io ho paura . Io sono insicuro. La libertà mi terrorizza. Voglio stare con i pedi per terra. Non voglio avere la testa nell’ aria. Mi chiamerai comune mortale. Ebbene, lo ammetto ,sono un mortale. Uccido per vivere. Il mondo vive di questo Angelo.
Prigioniero: Hai fatto un esame di coscienza, ti sei dichiarato. Ma la tua identità , non ha bisogno di dichiarazioni, basta solo osservarla.
Militare: Smettila ! Tu mi turbi.
Prigioniero: Potrei esserti un turbamento per tutta la vita. Quando nel tuo misero cervello povero, apparirà l’immagine di questa nostra conversazione, ti bollirà il cuore e tremerà la tua anima. Soffrirai d’insonnia , ed entrerò nei tuoi sogni trasformandoli in incubi.
Militare: Sei anche un artista angelo
Prigioniero: Un giorno che non ci saremo più , per le strade di Buenos Aires ,ascolterete le nostre voci. E quelle sai come si chiameranno ? Le voci dei desaparecidos. Le voci degli angeli
Militare: Ma dietro quella benda che colore vedi?
Prigioniero: Tutti i colori. Tu invece vedi solo nero.
Militare: E quando ci sarà il volo che colore vedrai?
Prigioniero: Il colore che dirò io e non sarai certo tu ha deciderlo.
Militare: Lo scoprirai il tuo mondo nuovo. Come te lo immagini il mondo nuovo? Io lo immagino come un paese dei balocchi . Senza sensi unici. Senza regole. Un mondo che sognavi da molto tempo
Il prigioniero non risponde
Militare: Hai perso la lingua angelo?
Continua ancora non risponderli
Militare: Vuoi subire la tua ultima tortura angelo? Ecco per te pane per i tuoi denti.
Lo sdraia sulla branda
e comincia torturarlo. La tortura è fatta con il modellino dell’aereo dove lo fa partire dalla punta dei piedi
fino alla cima dei capelli. La tortura viene accompagnata da un suonata
di violino distorto
Prigioniero: Soddisfatto ora?
Riprende la tortura. Questa volta avviene solo sulla bocca.
Militare: Quello che faccio è un lavoro e il lavoro nobilita l’uomo.
Prigioniero: Sì . Ma lo rende simile alle bestie.
Militare: Formalità amico mio. Formalità .
Prigioniero: Sai qual è la mia forza? E che queste ferite che ho sul corpo, ormai anch’esse sono diventate formali.
Militare: Tu mi turbi.
Prigioniero: E quindi chi è fra noi due il debole. Tu o io?Chi si pentirà un domani: tu o io?Chi brucerà all’inferno dei due ? Tu o io?
Militare: Qual è la tua preghiera angelo?
Prigioniero: La mia preghiera è questa: se un giorno dovresti pentirti , e se per caso dovresti incontrare una donna con una mia foto nella sua mano, quella donna la riconoscerai come una madre. E digli che se volesse trovarmi, mi troverebbe nel fondo del mare.
Militare: Sappi solo questo che nessun interrogativo troverà una risposta: la polizia non vedrà nulla , il governo farà finta di non capire di che cosa si starà parlando, la Chiesa non si pronuncerà, gli elenchi delle carceri non registrano le tue detenzioni, i magistrati non faranno nulla. Intorno a te si alzerà un muro di silenzio. E così passeranno i giorni , i mesi, gli anni, senza avere mai nessuna notizia, i tuoi troveranno sempre risposte negative. Nessuno saprà niente di te e diranno: E’ scomparso. Ah ah ah (ride fortemente)
Cala il buio e
continua a sentirsi ancora il rumore
dell’aereo. Terminato il rumore si riaccendono le luci. Entra la donna del
prologo con un pannello di tante foto dei desaparecidos
Prologo finale: Le madri sono qui , nella pancia ; le madri sono quelle che partoriscono , e i figli sono dentro di noi. Ma quello che è successo è che siamo state partorite dai nostri figli , perché è stato per la loro scomparsa che sono nate le madri di plaza de mayo. Per farci mettere al mondo , per farci partorire da loro , abbiamo dovuto capire chi fossero. E’ stato un miracolo trovare in altri figli i nostri stessi figli. Noi madri non abbiamo nulla a che fare con la morte. E combattere per la vita è rivoluzionario, perché il sistema ti chiede il contrario: vuole che ti adatti al finale , vuole che ti adatti alla morte, vuole che tutto termini nei musei , nei monumenti. E’ chiaro, rivoluzione è madre. Siamo uscite dalla cucina per imparare la politica. I nostri figli non erano terroristi , ma rivoluzionari. Rivoluzionario è chi vede l’ingiustizia ; rivoluzionario è chi ha un sogno e non accetta di vivere a metà, nella paura, nell’ ubbidienza di fronte al potere che uccide. Da madri di terroristi , come ci chiamavano , ci proclamammo madri di rivoluzionari. Abbiamo deciso che ciascuna di noi non avrebbe più lottato per uno ,ma per tutti i trentamila. Abbiamo capito che dovevamo farci madri di tutti ; siamo diventate madri dei trentamila desaparecidos.
Cala il buio. Fine