Argentina 7UP

Scena 1: Buenos Aires



BUIO


A quel tempo Buenos Aires


In video scorre un testo in italiano che racconta la dittatura 1976-83. In concomitanza in audio lo stesso testo in spagnolo con una voce fuori campo.



Breve cortometraggio Le lucciole (quadro 1)



PARTICOLARE SULLA PANCHINA DELL’INDICE CORPOREO


INTERMITTENTE BUIO LUCE



“Indice corporeo”


Due sedie in proscenio; a turno ci si siede in coppia secondo le sequenze che verranno.




TOTALE SULLA SCENA



Luci (soffusamente) su Buenos Aires


Domenico e Rosella (fratello e sorella) si spostano scherzando tra loro. Da dietro, dall’angolo, scendono al centro Elena e Lorenzo (lei scopa per terra, lui la importuna, la infastidisce. Il movimento delle coppie è a seguire).


Le coppie in sequenza è come se si passassero le battute, raccontano di una quotidianità bairense in procinto d’essere violata.


Lorenzo e Irene ballando il tango.




Rosella


Perché non parli?


Vuoi almeno guardarmi in faccia?


Insomma sono tua sorella!


E allora: eri tu al Café Tortoni?


Eri con lei e non vuoi dirmelo: pensi che io sia gelosa?


Sono tua sorella, non sono la tua fidanzata!


Passeggiavate sull’Avenida de Majo e siete entrati al Tortoni…


Vuoi dirmelo?


Oggi lo dirò alla mamma



Domenico


Non provarci



Elena


Non provarci!



Lorenzo


Tu non sai cosa stai facendo.


Sicurezza. Tranquillità. Protezione. Prestigio.


Tu dai un calcio al futuro e ti tieni stretta la scopa.


Tra pochissimo tempo mi supplicherai di prenderti.


Ed io ti prenderò.


E ti chiederò di più.


Tutto.


Più di tutto.



Rosella


Non vuoi dirmelo?


Ed io me lo faccio dire da lei.


Lei mi vuole bene e mi dice tutto.


Noi siamo amiche e ci siamo dette sempre tutto.


Dai vieni qui…



Domenico


Stai ferma, lasciami



Lorenzo


Lasciami!


Prendimi!


Ora gira… così!


Questo è il tango milonguero, hai capito?


Ballare in senso antiorario perché ci sia un ordine.


Dopo l’invito con un cenno della testa, con lo sguardo, con un gesto diretto.


Il guardare e l’essere guardati: una relazione!


Sguardi di approvazione o di rifiuto, timidi o sospettosi, seducenti o odiosi.



Irene


Le cose stanno cambiando



Lorenzo


Il godimento intimo di ogni persona.


L’effimero del presente.


La passione unica del corpo.


Questo è il tango milonguero, hai capito?



Irene


Perché vai fuori di notte?


Ti ho visto più di una volta.


Più di una volta con quelli lì.


Vengono a prenderti ogni notte.


Vengono con una macchina americana.


Le cose stanno cambiando, vero?



Gianni


Non per noi, non per noi!


Nessuno deve sapere.


Nessuno!


(Ha smesso di ballare, la strattona)




Irene


Lasciami!



Elena


Lasciami!



Domenico


Lasciami!




SEMPRE TOTALE SULLA SCENA


MA CAMBIO COLORE/INTENSITA’



Scena corale



BUIO ALLA FINE (BREVE)



























Scena 2: l’arresto, la confessione.



TOTALE SULLA SCENA. SOFFUSA


PARTICOLARE SULLA PANCHINA





Le sedie


Elena e Rosella siedono sulle sedie, ridono spensieratamente. Successivamente a sedere insieme saranno Elena e Irene: discutono guardandosi intorno.


Quindi Lorenzo siede accanto ad Irene e poi ad Elena. Lei ha paura di lui ma sente, al tempo stesso, che può essere aiutata.


A conclusione Elena da sola come sotto tortura. La confessione.



Elena e Rosella sedute e spensierate


Rosella

Ti stai vedendo con mio fratello, vero?



Elena

Cosa ti viene in mente!



Rosella

L’altro giorno. Vi hanno visto proprio qui al Tortoni: o vuoi dirmi che sto inventando tutto?



Elena

Siamo amiche… te lo avrei detto prima o poi. Tuo fratello è così riservato. Mi ha chiesto di non dire in giro di noi. Veniamo spesso qui al Tortoni. Ci vengono i signori e noi ci divertiamo a fingerci come loro. Prendiamo il caffè con i biscotti secchi al burro. Tuo fratello lascia anche la mancia. Come i signori



Rosella

(ride, scherza, fa la caricatura) … e com’è che fate? Senta lei… due caffè per favore. Con i biscotti secchi al burro. E’ così che fate?



Elena

Smettila, non esagerare



Rosella

Sei una bugiarda: vieni al Tortoni con mio fratello e mi tieni fuori



Elena

Ecco il caffè



Rosella

Voglio che portiate anche me al Tortoni



Elena

Porteremo anche te ma ora cerca di calmarti



Rosella

… ed a passeggiare sull’avenida a guardare i negozi



Elena

Sì, sì ma abbassa la voce, ci stanno guardando tutti. Bevi il tuo caffè.



Rosella si alza indispettita si fa da parte. Stefania gira la sedia e prende posto vicino ad Elena. Come seduti su una panchina. Furtivamente per non essere scoperti.



SUL PARTICOLARE: DIMINUISCE/AUMENTA UNA VOLTA



Irene

Mi avevi assicurato che lo avresti denunciato. Hai fatto un patto: avresti dovuto farlo parlare ed invece… Cosa ti ha detto sua sorella al Tortoni? Eravamo lì anche noi, ci hai visti? Ti ha fatto dei nomi? Ti ha dato qualche informazione? Insomma vuoi dirmi cosa ti sta succedendo?



Elena

Niente, non mi sta succedendo proprio niente. Rispetterò il patto ma adesso non ho informazioni per voi più di quanto non…



Irene

Tu ci stai prendendo in giro. Eppure sai quello che ti aspetta se vuoi fregarci: i miei soci non sono degli angeli. Ed io non potrò aiutarti. Sanno fare cose che non immagini, i miei soci.



Elena

Stai calma non voglio fregarvi. Ho bisogno di tempo per fargli dire quello che voi volete sapere: lui è sospettoso e furbo, sua sorella è così volubile. E poi non sai mai se sta dicendo la verità. Ho bisogno di tempo, altro tempo.



Irene

Non più di tanto. Loro sono stanchi, ho dovuto sudare sette camicie per convincerli a non intervenire come fanno di solito. Non riuscirò a trattenerli ancora per molto. E tu…. (tira fuori uno straccio e glielo mostra) sai a chi apparteneva questo, vero?



Elena

Anche lei? Perché?



Irene

(riponendo lo straccio in tasca) Cerca di non fare la sua fine, amore!



ANCORA SUL PARTICOLARE: DIMINUISCE/AUMENTA UNA VOLTA



Irenea si alza, torna Rosella dopo aver girato la sedia prende posto


Rosella

L’avenida de Mayo è piana di negozi: mi è sempre piaciuto passeggiare da queste parti. Voglio comprare un foulard per mia madre, un bel foulard rosso da mettere in testa quando fa freddo. Vuoi accompagnarmi a…



Elena

Senti, ti ho detto di parlare piano, potrebbero sentirci



Rosella

Chi potrebbe sentirci?



Elena

Ecco… io… Che colore lo vuoi il foulard per tua madre?



Rosella

Rosso



Elena

Andiamo a cercarne uno



ANCORA SUL PARTICOLARE: DIMINUISCE/AUMENTA UNA VOLTA



Irene e Lorenzo seduti.



Lorenzo

Eravamo d’accordo che tutto si sarebbe concluso questa settimana. Dovevate portarmi i nomi, tutti i nomi! Ed invece…



Irene

Siamo sulla buona strada: i segnalati hanno le ore contate, ancora qualche informazione e chiudiamo il cerchio



Lorenzo

Questo cerchio doveva già essere chiuso da tempo



Irene

Imprevisti



Lorenzo

Una macchina non ha imprevisti. Una macchina ha difetti, guasti. E noi non possiamo permetterci di queste mostruosità. La nostra deve essere una macchina funzionante in tutti i suoi ingranaggi. Lei ha mai sentito parlare dell’ Operazione Condor? E’ un grande disegno per un grande futuro che ci vedrà protagonisti. Con i nostri buoni amici impediremo ai comunisti di infettare le nostre società delle loro malattie: noi ci prepariamo a vivere una controffensiva dagli aspetti planetari e lei viene a parlarmi di… IMPREVISTI!



Irene

Ecco… io



Lorenzo

Nessun imprevisto! Abbiamo tutti degli obblighi, delle responsabilità, dei doveri da rispettare. Gli uomini dello Stato non possono assolutamente… RALLENTARE. Oggi è necessario essere veloci, pronti a tutto, spietati. Loro potrebbero esserlo più di noi se solo gli lasciassimo lo spazio minimo vitale.


Chi avete preso oggi?



Irene tira fuori il foulard rosso, lo mostra a Lorenzo che lo prende, lo osserva e lo mette in tasca


Irene

E’ sua madre. Con ogni probabilità simpatizzante. Non di più. Suo figlio è molto legato a lei. La chiama bambina, proprio così: bambina. Forse per via della sua statura, della sua vivacità. Il foulard è stato acquistato da Max, un bel negozio sull’Avenida de Mayo, di fronte al caffè Tortoni. E’ stata lei a regalarglielo.



Lorenzo

Ed il nostro contatto?



Irene

Ha chiesto tempo



Lorenzo

Cosa?



Irene

Ecco… sì: qualche giorno ancora per raccogliere tutte le informazioni e poi prendiamo anche loro. La madre, la nuora ed i due figli. Tutta la famiglia. Fanculo ai sovversivi!



Lorenzo

Non più tardi di giovedì



ALLARGA PARTICOLARE



Irene si alza e si fa da parte. Lorenzo si siede. Elena si avvicina piano piano. Ha paura. Si siede.


Lorenzo

Cosa vuoi?



Elena

Che tu mi prenda con te



Lorenzo

(tira fuori il fazzoletto rosso, Elena trasale) E come la mettiamo con questo?



Elena

Come fai tu ad avere…



Lorenzo

I miei occhi non hanno smesso un attimo di osservarti: tu eri il nostro CONTATTO



Elena

Contatto? Vuoi dire che tu sapevi di…



Lorenzo

… fino alle pieghe più intime della tua vita dissennata. Ogni precisazione è ora inutile.



Elena

Non puoi abbandonarmi



Lorenzo

E perché? Sono forse in debito? Tu piuttosto: hai capito troppo tardi da che parte stare. Ora non puoi più dirmi nulla, ora devi osservare il più assoluto silenzio, nessuna parola, nessuna (mentre la minaccia le infila il foulard rosso in bocca)



STRINGI PARTICOLARE



Lorenzo si alza. Elena si dibatte, soffre sino a sfilarsi il foulard dalla bocca.



Elena

Non lasciarmi con loro, ho paura.


Prendimi con te.


Era solo il fratello di una mia amica.


Lo amo, non posso fare a meno di lui: dov’è ora?


Al caffè Tortoni, una passeggiata sull’avenida. Nulla di più.


Parlerò, dirò ogni cosa ma non fategli del male.


Non conosco sua madre. Conosco sua sorella.


Un giorno lui venne a prenderla a scuola con la motocicletta.


Fu lì che lo conobbi.


Qualche giro in moto, qualche caffè.


Non è vero, non è vero: sempre insieme.


Bruno, gli occhi neri, molto timido.


Il mio amore. Mai nessuna parola.


Non so niente, non ho informazioni per voi.


D’accordo farò i nomi ma lasciatemi andare a casa.


Io ho amicizie importanti tra di voi.


Conosco persone molto influenti che se sapessero cosa mi state facendo…


Sono la sua amante.


Non sono la sua amante!


Cosa avete fatto a sua madre.


Non so chi sia quella donna, non l’ho mai vista.


Povera donna, l’avete uccisa?


La chiamava… bambina per via della statura.


Non so niente, non parlo.


Cosa volete ancora da me.


Vi ho già detto abbastanza.


Vi prego, lasciatemi andare a casa.


Non racconterò niente a nessuno, starò attenta.


Non posso vivere senza di lui, il mio amore.


Ho bisogno di lui, cosa gli avete fatto?


Non vivo, non… viviamo.


Mio figlio, suo figlio.


Non è vero!


Sì, sono incinta.


Non potete portarmelo via.


E’ mio figlio.


Non è vero: lui non è suo padre.


Sì… è suo padre.


Non fategli del male.


Non portatemelo via.


Sono sua madre.


Sono sua madre.



BUIO


SOFFUSA TOTALE



Scena corale



INFINE PARTICOLARE AD INTERMITTENZA


SULL’INDICE (COME ALL’INIZIO)























Scena 3: la narrazione



TOTALE INTENSA



Domenico è seduto al centro in proscenio, gli altri sono seduti intorno.



Domenico


Dove le avete portate?



Rosella


Passeggiamo sull’avenida verso la Piazza. A destra un bel negozio, appena dopo il caffè Tortoni. Entriamo a perdere tempo. Proviamo vestiti che sappiamo di non poter comprare. Le commesse sembrano mangiare la foglia e cominciano a spazientirsi. Chiamano il titolare. La mia amica diventa rossa e non sa che dire. Io faccio finta di niente e lo guardo dritto dritto negli occhi.



Elena


Passeggiavamo sull’avenida verso la piazza. A destra un bel negozio, appena dopo il caffè Tortoni. Lei vuole entrare e mi tira per un braccio. Non ho voglia di scherzare, vorrei andare a casa ma… Lei si ostina, insiste. Entriamo. Ha un’aria strafottente, vuole provare tutti i vestiti. Le commesse si inferociscono. Arriva il titolare. Ho paura che chiami la polizia. Se arrivano quelli per me è finita. Come posso spiegarle che tutto questo può essere pericoloso per noi e per lui, suo fratello.



Rossella


Lui non mi fa paura, io non ho paura di nessuno. E poi cosa stiamo facendo di così grave.



Elena


Ecco, il titolare sussurra qualcosa ad una commessa. La commessa esce dal retro. Si sta mettendo male. Andiamo, andiamo via…



Rossella


Ma guarda questo! Crede di poterci trattare come due poveracce? Ebbene. Compro un foulard, un foulard rosso. Per mia madre, perché no abbia freddo quando tira vento.



Elena


Prendiamo questo benedetto foulard ed usciamo. Presto, prima che sia troppo tardi.



Rossella


Pago. Prendo il pacchetto ed usciamo. Saluto il titolare con una smorfia.



Elena


Bene. Finalmente. Lei saluta il titolare con la solita strafottenza. Lui abbassa lo sguardo. Usciamo.



Domenico


Dove le avete portate?



Irene


Sull’avenida, appena dopo il caffè Tortoni. Individuiamo gli obbiettivi mentre vengono fuori dal negozio: la segnalazione si è rivelata esatta. La sorella dell’imputato ha un pacchetto in mano, sembra spensierata. La sua amica, il nostro contatto, è invece preoccupata. Credo ci stesse aspettando da un momento all’altro. Sull’avenida, appena dopo il caffè Toroni. Le vediamo, le abbiamo fermiamo per identificarle.Il nostro contatto non mi riconosce per via del passamontagna.: sembrava nervosa. L’altra invece, quella con il pacchetto in mano, non capisce, chiede spiegazioni.



Lorenzo


In perfetto orario! E soprattutto non più tardi di giovedì. Questa è quella che si chiama ORGANIZZAZIONE DELLE FORZE IN CAMPO. La prevenzione dei reati di terrorismo non sarebbe di nessuna efficacia senza l’organizzazione. Il lavoro deve essere fatto curando i mimino particolari ma soprattutto rapidamente. L’azione dell’arresto deve essere praticamente invisibile: si accosta con la macchina. Rapidi, si scende. Una sola parola, niente altro. Un sussurro nell’orecchio: “Lei deve seguirci!” Si afferra l’obbiettivo per il capo e lo si spinge in macchina. Lentamente, si va via. Perché nessuno si accorga dell’arresto. L’ imposizione della tranquillità sociale è il miglior antidoto al terrorismo. Rapidità nell’operazione e niente rumore. Nessuna interruzione della quotidianità. Nessuno deve sapere delle operazioni che svolgiamo per la nazione. Il futuro è nelle nostre mani. Il futuro ci obbliga alla perfezione, alla minuziosità, alla cura ossessiva dei particolari delle nostre operazioni. Anche le più insignificanti. L’ordine è il motore dei nostri atti..



Irene


Sull’avenida, appena dopo il caffè Toroni. Afferro la ragazza per la nuca, le sussurro che deve seguirci per accertamenti. Non le do il tempo per capire. La spingo nella Ford. Attendo che parta poi le abbasso il capo tra le gambe perché non veda. Perché non urli. Perché impari subito a temerci


Afferro il nostro contatto per la nuca e lo spingo nella Ford. Non mi ha ancora riconosciuta. Ha paura, glielo leggo negli occhi. Sa chi siamo. Comincia a tremare. Non dice nulla. Piange. La Ford ingrana la prima e si infila nel traffico dell’avenida. Le abbasso il capo tra le gambe per evitare problemi. Soltanto tre isolati e poi si arriva.



Rosella


Usciamo dal negozio. Ho in mano il pacchetto con il foulard rosso. Loro sono qui ad aspettarci. Uno mi afferra per il collo e mi sussurra qualcosa all’orecchio che non comprendo. L’altro con il passamontagna, forse una donna, prende la mia amica. Non ho il tempo per reagire. Sono in macchina. Una macchina grande, forse americana. Lui mi tiene il capo abbassato tra le gambe e stringe ogni volta che provo a muovermi. Ho paura. Chi sono? Dove ci stanno portando?



Elena


Usciamo dal negozio. Appena il tempo di chiudere la posta che ce li vediamo di fronte. Uno ha il passamontagna. Forse è una donna. Proprio lei mi spinge in macchina. La solita Ford che ho già visto decine di volte. Sto zitta, qualsiasi parola potrebbe aggravare la nostra posizione. Ci ammazzeranno? Non trattengo le lacrime. Ho paura. So che sono spietati. E lui, lo avranno preso? Spero sia riuscito a sfuggirgli. Io non ho detto nulla, ho preso tempo finché ho potuto tenendo sua sorella all’oscuro di tutto. Proprio come lui mi ha chiesto. Finché ho potuto.



Lorenzo


Tutto è compiuto! L’operazione ha avuto buon fine.



Domenico


(urlando forte) Dove le avete portate, dove le avete portate?



BUIO PER IL CORTO




Cortometraggio Le lucciole (quadro 2 e 3)


Scena 4: la desaparecion



PARTICOLARE CENTRALE SU DOMENICO



Silenzio. Domenico fa cadere la sedia



IMPROVVISAMENTE TOTALE



Tutti sono fermi e solo Rosella si aggira impazzita come se non trovasse pace.



Lorenzo


Ordine di servizio numero 66/4. Servizio di perlustrazione dalle ore 8 alle ore 14 del giorno 26 Aprile 1978. Buenos Aires, avenida de Mayo. Condizioni atmosferiche: cielo sereno, temperatura 23 gradi.


Ore 9:00 sedi scolastiche: vigilanza al fine di prevenire e reprimere qualsivoglia reato a carico degli studenti. Controllo persone sottoposte a misure cautelari.



Irene (a Elena come muta per il foulard in bocca)


Non puoi tenere tuo figlio. Tuo figlio è la prova della colpevolezza. Devi liberartene o lo faranno loro. Cerca di essere ragionevole. Io posso aiutarti a scegliere la cosa giusta.



Lorenzo


Ore 11:30. Antirapina: servizio nei pressi di istituti di credito, banche ed oreficerie. Ore 12: circolazione stradale. Posti di controllo.



Rosella (aggirandosi da sola con un paio di scarpine da neonato in mano)


Avete visto il mio bambino il figlio di mio fratello?


Ecco queste sono le sue scarpine. Sapete dov’è?


Avete visto la sua mamma?


(cambia registro. E’ completamente folle) Io sono la sua mamma.


Ha gli occhi neri come suo padre.


Avete visto il mio bambino?



Irene (a Elena)


Smettila di pensare a lui. E’ un terrorista. Lo abbiamo preso. E’ sotto torchio e farà i nomi dei suoi complici. Presto, molto presto.


Non puoi sperare di rivederlo. Loro… non tornano più. Nessuno di loro. Non so che fine facciano. Forse li mandano all’estero. Li costringono a lasciare l’Argentina. O forse li ammazzano. E ne occultano i corpi. C’è la Scuola della Meccanica della Marina: è qui che li radunano prima di spedirli altrove. Ho sentito dire che li buttano nell’oceano. Sorvolano il mare aperto con gli aerei e poi aprono il portellone.


Ho sentito dire che gli fanno saltare il cervello con l’elettricità. Li riducono come morti viventi e li chiudono nei manicomi se sopravvivono alla corrente.


Non hai nessuna speranza di rivederlo.


E non puoi tenere il bambino con te se vuoi salvarti. Io so che c’è qualcuno che può tirarti fuori da tutta questa merda (guarda Lorenzo) se solo glielo chiedi. E’ uno importante che conosci bene, uno che comanda e può farti vivere in pace e dimenticare tutto.


Pensaci, pensaci bene.



Lorenzo


Ore 12:30. Militari in congedo. Contattare personale in concedo al fine di evidenziare informazioni. Banche ed uffici postali: attenta vigilanza con brevi soste durante le fasi di chiusura. Vigilanza con brevi soste nei punti di massima visibilità con controllo dei sospetti e dei segnalati.





Rosella


La corrente in testa, la corrente in testa per rubare il mio bambino.


Me lo avete preso. Sono io la sua mamma.


Avete visto il mio bambino? Deve mettere le scarpine ora che fa freddo.


Mio fratello dice che non riuscirete a prenderglielo via, suo figlio.


Mio fratello è il padre di mio figlio.


Io sono sua sorella.


Lui mi vuole bene e mi porta al Tango tutte le sere.


Ora che abbiamo nostro figlio, dovremo rinunciare.


Lui è più importante di ogni cosa.


Avete visto il mio bambino?


Ho da dargli le scarpine.


Ora che fa freddo.


La testa mi fa male.


La corrente brucia.


Mio fratello non vuole che mi facciate del male.


E’ grande ed io sono la sua preferita.


Sono la piccola bambina di mio fratello.


Lui mi ha regalato le scarpine.


Vuole che le indossi per ballare.


Non riesco, no riesco più.


Non sento più la musica, ho un fastidio nelle orecchie.


E’ per via della corrente: non sento più la musica.


Restituirò queste scarpine a mio fratello.


Un giorno guarirò e tornerò a ballare.


E poi prenderò mio figlio.


E ce ne andremo tutti a passeggiare sull’avenida.


Ed a prendere il caffè al Tortoni.


Quando mi riporterete il mio bambino.


Quando non sentirò più il fastidio alle orecchie.


Quando la smetterete con la corrente.


Quando mio fratello verrà a prendermi.


Quando tornerò a ballare con le scarpine ai piedi.


Quando…



Irene (con le scarpine in mano. Elena è da Lorenzo. Domenico immobile, come morto. Rosella è sola)


Nostro figlio. Nessuno ce lo porterà via. Questo è il futuro dell’Argentina. Il futuro nelle nostre mani. Per sempre. Perché a questo è valsa la restaurazione dell’ordine.



Lorenzo


Tutto lascia intendere che le cose andranno come devono andare.


Questa storia ci apparterrà tutta, sino all’ultimo sospiro.


BUIO PER FINALE IN VIDEO



In video una speranza che contraddice le parole di Lorenzo sul quale scorrono i titoli.

Lorenzo Marvelli Compagnia Teatri OFFesi Pescara.