Il Ritorno della Democrazia

BignoneIl 24 Marzo 1983 Il generale Leopoldo Galtieri, pesantemente sconfitto nella guerra contro gli inglesi per la conquista delle isole Falklands, lascia il potere a Bignone Reynaldo Benito che rendendosi conto che la giunta militare è priva ormai di qualunque appoggio interno e internazionale è costretto ad indire libere elezioni e a cedere il passo ad un governo costituzionale. Prima di abbandonare il potere fa un ultimo regalo alla giunta militare promulgando la Legge dell' Autoamnistia secondo la quale, essendosi trovato il paese in una guerra civile, nessun crimine avrebbe potuto essere giudicato dagli organi giudiziari. In poche parole si stabilisce che, secondo il comune pensare, nessuno può condannare un soldato che durante una battaglia uccide il proprio nemico.
 

Nel dicembre 1983 il presidenteAlfonsin Raul Alfonsìn appena eletto promuove la Commissione Nazionale Persone Scomparse presieduta da Ernesto Sabato incaricata di indagare sui crimini della dittatura. Contemporaneamente annulla la legge dell' autoamnistia e decreta di processare i membri della giunta militare che hanno tenuto il potere dal 1976 al 1983. Ma le pressioni dei militari continuano ad avere un grosso peso nella politica argentina tanto che nel 1986 viene promulgata dal parlamento la Legge del Punto Final grazie alla quale vengono estinti tutti i reati commessi da militari e poliziotti non ancora incriminati fino a quel momento. Un sollevamento militare guidato dal colonnello Aldo Rico,  nell' aprile del 1987, porta il governo Alfonsìn a promulgare la Ley de la Obediencia Debida (Legge dell' Obbedienza Dovuta) che perdona i crimini di tutti i sottoposti che avrebbero agito per obbedire a degli ordini superiori.

 

Il processo alla giunta militare

In mezzo ad imponenti misure di sicurezza inizierà nell' aprile 1985 il processo alla giunta militare ed è la prima volta che in America Latina salgono sul banco degli imputati dei membri delle giunte militari.
Naturalmente i militari ratificarono a loro difesa che la guerra contro il terrorismo che avevano vinto era una guerra giusta. Che se in quel momento accusatori e accusati potevano stare tranquillamente seduti in un aula di tribunale era grazie alla giunta militare che aveva salvato le istituzioni repubblicane. Non mancarono di minimizzare le accuse di essere dei feroci torturatori loro rivolte dai sopravissuti ai Centri di Detenzione imputandole all'eccesso di qualche sadico.
Il processo terminerà condannando all' ergastolo Videla e Massera e a pene minori altri membri della giunta militare. .

MenemNel dicembre 1990 il presidente Carlos Menem decreta l'indulto per i pochi militari ancora detenuti nelle carceri argentine giustificando questo atto infame con la necessità di voltare pagina e dimenticare una volta per tutte gli orrori del passato.
Poche settimane prima della firma del decreto di indulto un fallito tentativo di golpe da parte di un gruppo di militari estremisti appartenenti al movimento Caras Pintadas (facce dipinte), fa accelerare la procedura al presidente Menem a dimostrazione di quanto sia ancora forte l'influenza delle forze armate sul potere argentino. A seguito di questo decreto tornano in libertà, tra gli altri, Jorge Rafael Videla, Emilio Massera, Roberto Viola e Ramon Camps

Democrazia?

Miguel Bru Ma i metodi repressivi, così bene oliati nella decade della dittatura, tornano utili anche in tempi di democrazia.
Nel 1993 (11 anni dopo la fine della dittatura) viene sequestrato, torturato e buttato in un canale, con delle scarpette di cemento ai piedi, Miguel Bru, uno studente di 23 anni della scuola di giornalismo che denuncia degli episodi di brutalità e corruzione maturati in un Commissariato di Polizia  della città di La Plata.

Tutti Fuori: Evviva l' indulto!

Gli unici crimini che non godono dell' impuntà restano quelli per la desapariciòn dei neonati e che nel 1998 porteranno in carcere 82 militari. Tra questi Massera, Bignone,Suarez Mason e Videla che godranno del beneficio degli arresti domiciliari per sopraggiunti limiti di età.  Ma il genocidio resta impunito. I 2800 repressori identificati che operavano nei Centri di Detenzione Clandestina sono tutti liberi cittadini che continuano a ricoprire gli stessi incarichi che avevano durante la dittatura. A questi dobbiamo aggiungere le centinaia di giudici che alle istanze dell' 'habeas corpus' presentate dai familiari rispondevano ridacchiando che i loro familiari erano scappati all' estero con qualche donna. E infine i poliziotti della polizia federale e penitenziaria che partecipavano alle operazioni delle patotas e prestavano la loro opera nei Centri di Detenzione Clandestina. Possono essere coloro che incroci sui marciapiedi delle grandi avenidas di Buenos Aires o coloro che ti siedono accanto sull' autobus o in metropolitana.  
La svolta avverrà con l'elezione del presidente Nestor Kirchner