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Il Processo Italiano
Il procedimento giudiziario
italiano iniziò nel 1983 grazie alle denunce presentate dalla LIDLIP (Lega Italiana per I Diritti
e la Liberazione delle Persone)con sede a Milano. Il processo si presentò
subito molto difficile in quanto non essendoci i corpi non esisteva la prova
fisica dell'omicidio. Inoltre all' inizio la potente
influenza della loggia massonica P2
riuscì
a ritardare il procedimento. Poi nel 1995 il presidente argentino Menem
con l'aiuto, purtroppo mai provato, dell' allora governo Berlusconi riescono
a bloccarlo. Le organizzazioni internazionali per i diritti umani
riescono
però a sbloccarlo ottenendo anche l'appoggio dei partiti politici italiani e
di Romano Prodi che nell' aprile 1998, mentre era in visita ufficiale in
Argentina, conferma che il governo italiano non solo appoggia il processo, ma
che sta valutando l'ipotesi di fare in modo che lo Stato Italiano si
presenti come Parte Civile.
Nel Dicembre 2000, i repressori argentini Carlos Guillermo Suárez Masón
e Santiago Omar Riveros furono
condannati all' ergastolo dalla Corte di Assise di Roma per aver commesso l' assassinio di
5 cittadini italo-argentini
e il sequestro del neonato Guido
Carlotto. Furono inoltre condannati a 24 anni di prigione
altri 5 militari per la morte e la scomparsa di un altro cittadino
italiano. Tutti i condannati, in contumacia, sono ricorsi in
appello.
Questo
concluse una fase di 20 anni di battaglie giudiziarie da parte delle
organizzazioni per i diritti umani e dei familiari dei desaparecidos
italiani per
ottenere giustizia e misero le basi per iniziare una serie di procedimenti
internazionali che si misero in moto di lì a poco. In particolare il procedimento
spagnolo partì dagli atti
acquisiti nel processo italiano.
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