I Collaboratori

Nella maggior parte dei grandi centri di detenzione i repressori riuscivano ad ottenere, mediante la tortura, alcune forme di collaborazione da parte di alcuni detenuti.

La collaborazione andava inserita nell' ottica del Processo di Recupero , uno dei cardini su cui si basava la strategia della repressione. I collaboratori erano l'orgoglio dei repressori che venivano esibiti come veri trofei e sistemati in apposite celle all' interno dei Centri.

Consejo

Riuscirono a creare con loro un corpo ausiliario, il cosiddetto Consejo (consiglio), che partecipava ad attività di mantenimento e amministrazione dei Centri di Detenzione come pulizia, cucina, lavanderia o attività professionali come , fotografia, disegno meccanico ed elettronica.
In misura minore, ma che va purtroppo menzionata, c’era una parte di detenuti che collaboravano a compiti direttamente connessi con la repressione tanto che molti di questi uscivano con i repressori per la città per identificare i membri del proprio gruppo o movimento politico e partecipavano alle sessioni di tortura.

In cambio, oltre ad un significativo miglioramento delle condizioni di detenzione, si poteva ottenere un passaggio alla detenzione legale o ad un graduale recupero della libertà. Spesso potevano comunicare telefonicamente con i familiari e ad alcuni, dopo essere stati liberati, è stato permesso di stabilirsi all' estero. 

Oggi i sopravissuti-collaboratori dei Centri di Detenzione Clandestina devono fare i conti con un passato molto ingombrante che pesa come un macigno sulle loro coscienze. Il marchio infame della collaborazione con i genocidi li ha messi ai margini della società, costringendoli a stabilirsi lontano dai luoghi che frequentavano prima della detenzione e a rompere ogni legame con il passato.

Questo articolo dello scrittore Massimo Carlotto, Carlottoautore di  un ottimo reportage sui desaparecidos argentini, Le Irregolari, racconta di cinque donne che collaborarono con i repressori nel Centro di Detenzione Clandestina ESMA che si ritrovano dopo vent' anni.

CAINO

David Fox nel 1995 riesce ad intervistare Miguel Angel Lauletta conosciuto dai detenuti del Centro di Detenzione ESMA  come Caino e diventato tristemente famoso per essere stato un detenuto-collaboratore dell' Intelligence del Centro tenuto in grande considerazione dai repressori.
Come terrorista dell' ERP (Esercito Revolucionario Popular) viene arrestato e condotto all' ESMA dove viene detenuto per qualche anno. Il suo ruolo di leader nell' organizzazione terrorista e la sua esperienza maturata  come falsificatore di documenti gli aprono la strada, in tempi straordinariamente brevi, verso il Processo di Recupero diventando attivo collaboratore dei repressori. 
Egli stesso si autoaccusa dell' arresto di 5 compagni, ma sono in molti ad accusarlo di complicità diretta con i repressori e della morte di moltissimi militanti.
Lauletta usciva con i repressori per pattugliare le strade e identificare i suoi compagni di lotta. E' stato visto nelle sale di tortura accanto ai torturatori o a cena seduto con i comandanti della ESMA.
Lauletta
non testimoniò davanti alla Commissione Nazionale sui Desaparecidos nel 1984 nè in occasione del processo alla giunta militare nel 1985 adducendo a giustificazione il fatto che si sentiva ancora controllato dai Servizi Segreti Militari.
I racconti di Lauletta sono in ogni caso di orrore quando descrive le montagne di cadaveri ammucchiati nei corridoi o la falsificazione dei documenti per l' appropiazione indebita da parte dei militari dei beni immobili appartenuti ai sequestrati.
Non bisogna infatti dimenticare che tutto ciò che apparteneva al sequestrato era considerato bottino di guerra e se era semplice spartirsi o vendere abiti o elettrodomestici, erano necessari dei documenti che provassero il passaggio di proprietà per le abitazioni e le automobili.
Oggi Lauletta è un uomo divorato dai sensi di colpa che non riesce a convivere con il passato. Per anni ha lavorato come volontario nella parrocchia dei Padri Palotinos, anch' essi vittime della repressione, ed è stato respinto dalle Madri di Plaza de Mayo quando ha tentato di avvicinarle.